Sono Andrea

Storia di come può andare una vita

Ciao mi chiamo Andrea, ho 28 anni e vorrei raccontarvi come ho incontrato Dio. Sono venuto al mondo in circostanze poco serene: i miei giovani genitori litigavano proprio mentre mi preparavo ad uscire per scoprire cosa ci fosse dall’altra parte. Sono stato per la maggior parte con mia madre nei primi anni di vita e c’era però la figura di mio padre che, se anche non presente ogni giorno, in qualche modo sapevo bene dentro di me essere parte del mio dna, cosa mia.

Più crescevo e più non riuscivo a capire come mai papà potesse venire a trovarmi solo una volta a settimana ma davo per scontato che fosse così e basta e soprattutto non potevo fare troppe domande perchè comprendevo bene che facevano male e provocavano un’atmosfera troppo pesante e strana. Mi faceva tanto soffrire l’idea di dover scegliere tra uno dei miei genitori, così cercavo di non fare troppe domande e davo ad ognuno di loro ciò che credevo volessero da me.

Le ore con mio padre erano tanto speciali, lui riusciva come nessun altro a farmi viaggiare con la fantasia in mondi meravigliosi ed avvincenti facendo esprimere una parte di me che ama fare queste cose. Tante volte avrei voluto che non andasse via ma stranamente capivo che dovesse andare cosi… Mentre lui era via, mi capitava solo la sera, prima di dormire, di ricordarmi di lui e di accorgermi di quel vuoto e di ciò che mi faceva provare la sua assenza ma mi imponevo di non piangere perchè sapevo di non poterne parlare con mia madre. Fino a 6 anni in qualche modo ho tirato avanti ma pian piano una vocina ha iniziato a sussurrarmi che le persone che mi amano non vogliono davvero stare con me, che non sono importante. Quell’anno è stato molto particolare perché pian piano sono iniziati dei cambiamenti. All’improvviso una domenica mio padre mi ha portato a fare una gita, ero spaventato all’inizio perchè sentivo forti le emozioni di mia madre, temevo anche io che potesse portarmi via ma c’era una parte di me che sapeva di potersi fidare. Così passammo una intera giornata insieme e ci divertimmo tantissimo. Arrivati a casa la sera ero dispiaciuto di doverlo salutare ma anche felice di riabbracciare mia madre.

E così pian piano le intere giornate nei paraggi di casa sono diventate giornate un po’ più lontano e poi a casa sua fino a che dopo 2 anni circa finii per dormirci e passarci il weekend.

All’inizio lasciare casa è stato difficile ma più accadeva e più sentivo che quell’altra casa era anche un posto sicuro. Non potevo sapere fino in fondo cosa stessero vivendo i miei genitori, solo da grande ho scoperto che quell’improvviso cambiamento coincideva con l’inizio di un processo che è stato molto doloroso per entrambi ma che a me ha permesso di poter passare più tempo con mio padre.

Crescendo quella ferita che mi diceva di non valere abbastanza e il sapere che a causa mia i miei genitori avessero vissuto tanto dolore, mi ha portato a sentirmi indegno di vivere. Ho iniziato a fare uso di droghe, prima leggere e poi è capitato anche di più pesanti. Ero arrabbiato principalmente perchè non riuscivo a darmi un senso nonostante vedevo che i miei genitori mi amavano, non mi bastava. Mio padre un giorno cercò di parlarmi e litigammo, gli vomitai addosso tutta la rabbia per aver dovuto vivere senza di lui i primi anni di vita, sentendo un enorme dolore e sensazione di inadeguatezza. Allora mio padre mi spiegò che mia madre era tanto arrabbiata con lui e che lui non riusciva a sentirsi degno di essere padre per questo motivo, che non era pronto ad essere padre in quel modo e che anche di questo si sentiva in colpa. Ci sono voluti 6 anni per capire che non serve l’approvazione di qualcuno per essere genitore e che io avevo bisogno e il diritto di avere un tempo adeguato con lui. È per questo che si decise ad iniziare un processo in tribunale dopo numerosi tentativi pacifici con sua madre. Cercò sempre di non dipingere mia madre come cattiva ma solo tanto arrabbiata e incapace di andare oltre per trovare uno spazio di tregua. Quella discussione mi fece toccare con mano il dolore di mio padre ma la rabbia cresceva dentro di me perchè non riuscivo a credergli fino in fondo.

Un giorno un amico mi ha invitato ad un’adorazione, ero talmente giù che avrei accettato di tutto, la vidi come un’esperienza come un’altra.

Arrivato di fronte all’eucarestia, sentii un abbraccio e una voce: “Io sono tuo Padre, sono sempre con te, sei prezioso ai miei occhi”. Iniziai a piangere, a tirare fuori tutto quello che mi portavo dentro. Quelle Parole mi entrarono dentro e le sentii vere alla luce di quello che mio padre mi aveva raccontato, di quanto avesse atteso con pazienza per paura di forzarmi, di far male, di complicare, di sperare che la rabbia di mia madre finisse così da fare certi passi insieme e nella pace, e riuscivo a sentire il suo amore di padre che, ad un certo punto, accettando la realtà difficile avesse fatto di tutto per stare con me. Proprio come Dio mi stava dicendo in quelle Parole, proprio come riuscivo a sentire in quel momento di essere davvero una persona preziosa nonostante tutto.

Senza l’amore di mio padre non potrei riconoscere l’amore del Padre, senza quella lotta per me, per donarmi un padre concreto, presente, forse quelle parole mi sarebbero sembrate irreali, difficili da credere. Dopo quell’incontro la mia vita è cambiata radicalmente. Se mio padre aveva combattuto così tanto per me, quanto più lo avrebbe fatto Dio?! Ho perdonato entrambi i miei genitori e vivo sapendomi profondamente amato.

La mia storia vuole dire che Dio ha bisogno di tutti, ha bisogno che ognuno di noi ami quel poco che gli è stato donato fino in fondo, dandogli la priorità assoluta. Per amare non bisogna chiedere il permesso perchè se è Amore conosce il meglio per l’altro. Le scelte che facciamo oggi preparano una storia meravigliosa per il domani anche delle persone che ci passano accanto e siamo davvero preziosi perchè amando davvero possiamo salvare la vita a qualcuno.


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