L’AMORE

Oggi vorrei provare a dirvi cosa ho capito dell’AMORE.

Fin da bambina il mio cuore portava con se questa sete grande di un amore capace di completarmi, di darmi un senso di pienezza, di sicurezza assoluta. Nella mia vita ho potuto fare esperienza di questo genere di amore solo con Dio, solo Gesù riesce a farmi sentire così al sicuro.

In questi giorni ho riflettuto su quello che Gesù mi dona e che è quindi ciò che cerco anche nelle relazioni e a cui vorrei ambire, perchè voglio amare come ama Lui, voglio un amore che sa di Lui.

FARE SUL SERIO

Gesù più di chiunque altro mi prende sul serio, cioè ha sempre presente da dove sono passata e cosa abita il mio cuore e la mia memoria e si relaziona a me con grande serietà. Quando consegni le tue ferite ed esperienze e dall’altra parte trovi qualcuno che ne tiene sempre conto, che si assume la responsabilità di far entrare le proprio ferite in relazione/armonia con le tue, allora ti senti al sicuro e il punto non è più andar bene ma sapersi veramente guardato.

È molto importante riuscire a fare questa esperienza per poter stare in una relazione solida e serena. Quando invece non conosciamo le nostre ferite o ancora non è giunto il processo di rielaborazione e guarigione, il GRANDE rischio è di non saper valutare se e come comportarci con le ferite dell’altro perchè a mala pena, e forse neanche questo, riusciamo a tenere a bada il dolore delle nostre di ferite. Questo ci rende incapaci di rispettare e amare l’altro nelle sue parti più fragili o anche semplicemente nella sua dignità… questo fa soffrire e l’amore non fa questo. L’altro grande rischio di questa condizione è di vivere la relazione incentrandosi sul risolvere le problematiche personali invece che impiegare le energie per far crescere l’amore di fidanzamento, per coltivare quell’orticello, per continuare a corteggiarsi, a scoprirsi, a fare esperienze spensierate che alimentano il sentimento. Quello che può accadere è che una bella storia d’amore rischia di diventare un incubo e che i sentimenti muoiano.

Prima di entrare in una relazione o se già ci sei dentro chiediti a che punto sei e se la sensazione è di dover prendere in mano proprio tutto di te, forse è il caso di vivere ancora un altro po’ da single, questo tempo porterà dei frutti di eternità nella tua vita. Ne va della tua felicità e di quella della persona in relazione con te.

UNICITÀ

Gesù mi fa sentire nel cuore che come ama me non ama nessun altro, per quanto io sappia che ci ama tutti fino a dare la vita, ma quando sto con Lui mi sembra di poter quasi dire che ama solo me, che è tutto per me, che desidera me per sempre, che ha fatto tutto pensando esattamente a me.

Anche questo è ciò che cerco nelle mie relazioni e che credo sia per tutti così. Sapermi unica, sapermi guardata come fossi cosa rara, sapermi desiderata per sempre per esempio se si guarda al matrimonio.

Al di là del matrimonio, tu ci staresti con uno che guarda le altre desiderandole o proprio standoci insieme? Scommetto che chi risponde di si, sta fingendo, non dice la verità del suo cuore, ma preferisce non sentire il dolore di non riuscire a fare un’esperienza di un amore in cui i suoi occhi e il suo cuore sono davvero solo per lei/lui.

Perchè questa caratteristica di unicità ce la portiamo scritta nel Dna; anche i più duri di cuore, vogliono verificare di essere al centro delle attenzioni del partner, vogliono proprio assicurarsi se nel confronto con gli altri hanno sempre un punto avanti.

Fare l’esperienza di essere traditi o non unici provoca un grande dolore e questo non è un frutto dell’amore. Siamo così preziosi ed è davvero un peccato accontentarci di un amore che sia troppo lontano da quello di Gesù!

VERITÀ

Sto comprendendo sempre di più la grandezza di questo valore che fa la differenza! Non per niente Gesù è “via, verità e vita”.

Avrei evitato tanti errori della mia vita se fossi sempre stata sincronizzata con la verità del mio cuore, che poi è il luogo in cui Dio ci parla. Essere sempre veri, avere il coraggio di consegnare la nostra verità credo sia l’unico modo di far entrare la grazia di Gesù in una relazione.

Forse tutta la storia della castità la comprenderemmo meglio se ci focalizzassimo su questo aspetto. Sono sicura che l’80% dei nostri casini ha a che fare con questo. Quando non sei stato sincero quella volta che le avevi chiesto di sposarla ma sentivi che una parte di te non era nella pace completa e che nelle settimane successive questa tensione cresceva e lei era tagliata completamente fuori dalla verità di voi due. O quando avete fatto l’amore ma sapevate bene entrambi che si era spezzato qualcosa ed era bello ma le cose non tornavano. O quando hai acconsentito ad intraprendere la castità ma lo hai fatto solo per non perderla con tutto quello che ne è derivato dopo.

Essere veri non perfetti, mostrarsi così come si è, non nascondere i lati che si credono oscuri, donarsi per davvero, non tenere un pezzetto per sè in cui sentirsi al sicuro perchè mostrarci con la possibilità che l’altro non accolga ciò che siamo ci terrorizza; perchè ancora non lo abbiamo capito quanto siamo speciali, quanto andiamo bene esattamente così, intendo nel profondo della nostra verità, nelle reali motivazioni che ci spingono a fare certe cose. Se lo avessimo capito ci butteremmo con verità perchè l’unico vero obiettivo che avremmo sarebbe quello di trovare quello sguardo, quello di Gesù nella piccolezza e debolezza di un altro essere umano.

E finché trattengo quell’esperienza non la farò mai, finché lascio che accada ancora una volta che quelle mie parti tu le debba scoprire, perchè non mi sono fidato di consegnartele, quell’amore non lo riceverai mai. Finche non entri nelle parti tue più buie fino a sentire un dolore che ti permetterà di non avere più paura di niente, non potrai reggere il peso di un’altra persona. Quando conosci la tua sofferenza, la tua verità allora puoi consegnarti, puoi con semplicità dire:”eccomi qua, io sono così, e ho bisogno di questo, questo e questo e non ho più paura del mio essere bisognoso, anzi so che le mie ferite oggi mi rendono migliore perchè quando mi dici che anche tu hai sofferto non potrei mai pugnalarti proprio lì, perchè ci sono passato anche io, so quanto fa male… voglio assumermi la responsabilità di proteggerti lì dove altri ti ferirebbero perchè vorrei che qualcuno facesse lo stesso con me. Ora so chi sono, so cosa voglio, so cosa posso dare, lo vuoi?”

E così arriva il dono, e così ci apriamo, e così da vittime diventiamo protagonisti, da pugili rinchiusi in posizione di difensiva apriamo le braccia e camminiamo nel presente verso il futuro, difensori della vita, pittori di quel mistero che è la sofferenza risolta, illuminata. E così corteggi, sorprendi, alimenti l’amore e questo ti fa sentire vivo, cancella per certi versi quella sofferenza, ti fa bene, ti riempie e tu ti senti al tuo posto, vero, in cammino ma autentico!


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